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Dal territorio
16/06/2020
Eurozona e localismo

autore: Roberto Frosini
Direttore Federazione Toscana Bcc

SIAMO ORAMAI ENTRATI PIENAMENTE NEL TEMPO DEI GRUPPI BANCARI COOPERATIVI  disegnati dalla riforma del 2016 e, per quanto riguarda il Gruppo Iccrea, è trascorso poco più di un anno dall’ingresso di una nuova governance, che ha riguardato in primis il vertice del Consiglio di Amministrazione e a seguire la struttura del top management.

Ma oggi un qualsiasi “scritto” non può non iniziare rammentando le circostanze straordinarie che in questi mesi hanno caratterizzato la vita di tutti noi, legate ad un’emergenza sanitaria che ci ha costretto a comportamenti che mai avremmo immaginato di dover assumere.

Nell’era della rivoluzione digitale, della robotica e delle biotecnologie, in sintesi nell’era in cui pareva che la tecnologia avesse conferito all’uomo un potere quasi assoluto, un semplice virus ha sostanzialmente “bloccato” il mondo, o perlomeno la gran parte di esso.

E insieme ad una penosa scia di dolore e ad immagini che resteranno scolpite nella memoria collettiva, gli effetti conseguenti alle inevitabili forme di restrizione dell’attività economica e sociale che sono state adottate dalle Autorità, pongono delicati interrogativi sul futuro prossimo venturo.

Ciò a maggior ragione in Italia, tra i paesi più duramente colpiti, che già si trovava in una situazione difficile in epoca ante-virus; basti pensare che per il 2020 era prevista una crescita del PIL dello 0,5%, il rapporto deficit/PIL intorno al 2% e quello debito/PIL al 134%, dati che ponevano il nostro Paese tra quelli meno virtuosi dell’eurozona. La pandemia da Covid determinerà una caduta del prodotto che si stima possa aggirarsi intorno al 9% per l’anno in corso e interventi di spesa del Governo per circa 80 miliardi di euro, il che porterà l’indebitamento netto al 10% e il rapporto debito/PIL nei pressi del 160%.

In Toscana le prime previsioni dell’IRPET scontano una decrescita a due cifre, anche e soprattutto per il rilievo che nella nostra regione hanno da sempre avuto i flussi turistici, oggi sostanzialmente inesistenti.

Nell’arco di un paio di mesi l’Unione Europea, pur criticata da più parti, ha assunto decisioni che erano impensabili fino a poco tempo fa, ad esempio la sospensione del Patto di stabilità e la moratoria sulla disciplina degli aiuti di Stato. Allo stesso modo la BCE sta intervenendo pesantemente sui mercati a sostegno delle emissioni governative e ha messo in atto operazioni a tassi negativi che presumibilmente rappresenteranno uno dei fattori più rilevanti di ricavo nei conti economici 2020 delle banche (ad esempio le operazioni TLTRO III).

Nel momento in cui scriviamo non sappiamo se l’Italia ricorrerà ai fondi del MES – prestiti a 10 anni a tassi prossimi allo 0 senza condizionalità per finanziare spese sanitarie – oppure agli altri strumenti che sono stati resi parimenti disponibili – fondo SURE per il sostegno all’integrazione dei redditi e nuovi prestiti BEI –, così come non sappiamo quale sarà l’effettiva disponibilità di denaro e le modalità di intervento del nuovo Recovery Fund immaginato dalla Comissione europea – sussidi a fondo perduto e prestiti –, ma in questa fase non si può disconoscere all’Europa un vitalismo tante volte auspicato e finora scarsamente perseguito, che fa presumere un punto di svolta nella politica continentale.

Difficile dire cosa potrà accadere in Italia alla luce della situazione che si è generata; la speranza è che si possa trattare di una crisi a “V”, dove a una rovinosa caduta iniziale subentra una forte ripresa della domanda e della produzione. Certo è che a un dato momento, presumibilmente quando termineranno gli interventi straordinari della BCE e della Commissione europea, occorrerà fare i conti con i mercati dando segnali concreti di sostenibilità del nostro debito.

Tutto questo non può non avere effetti anche sull’andamento delle Bcc e dei Gruppi ai quali esse aderiscono.

Già prima della pandemia non mancavano motivi di attenzione per il sistema bancario: la dinamica dei tassi d’interesse, che riduce lo spread ai minimi termini; il livello dei costi operativi in rapporto ai volumi lavorati; gli investimenti necessari per adeguare il modello di business all’incedere dell’evoluzione tecnologica; infine, per le Bcc, l’avvio dell’operatività dei Gruppi bancari, con le sue profonde ripercussioni organizzative.

È stato detto più volte: per le Bcc passare dopo 130 anni di completa autonomia, giuridica e gestionale, alla direzione e coordinamento di una società Capogruppo non sarebbe stato semplice.

E la pandemia non ha certo favorito il progressivo adeguamento delle Bcc alle nuove metriche di comportamento che l’appartenenza a un Gruppo comporta, tant’è che ad esempio Iccrea ha dovuto rivedere le proiezioni economico-finanziarie del primo vero e proprio piano industriale di Gruppo, che abbraccia un arco temporale che arriva al 2023. Un piano particolarmente “sfidante” che mira a importanti recuperi di redditività agendo sia sul lato dei costi che su quello dei ricavi.

Il lavoro delle Bcc è reso poi particolarmente complicato dalla circostanza di essere considerate banche “significant” ai sensi dell’art. 40 del Regolamento BCE n° 468\2014, in quanto appartenenti a Gruppi che hanno le previste caratteristiche di significatività. Tutti ci stiamo accorgendo cosa ciò comporti, in sintesi soggiacere ad oneri regolamentari ed organizzativi immaginati dalla Banca Centrale Europea per banche di ben diversa dimensione e complessità.

Per questo motivo la Federazione Toscana ha chiesto ufficialmente a Federcasse di farsi portavoce del disagio correlato a questa nuova condizione cui le Bcc sono soggette, al fine di ottenere interventi normativi ad hoc da parte delle competenti autorità.

In ogni caso una modifica dell’attuale assetto nato con la Riforma del 2016 non sarà certamente semplice da ottenere. Per questo, pur continuando a stimolare Federcasse nella ricerca di possibili soluzioni a questo problema, occorre concentrarsi sulla messa a regime dei Gruppi bancari.

In tal senso dicevamo all’inizio che Iccrea, da un anno a questa parte, ha una nuova governance ed un nuovo management, cui certamente hanno contribuito le Bcc toscane con la loro Federazione. Era infatti sentita l’esigenza di una maggiore capacità d’ascolto dei problemi che le Bcc rappresentavano e, al contempo, era altrettanto sentita la necessità di una svolta organizzativa che recuperasse coerenze di compiti e funzioni.

La strada intrapresa va nella giusta direzione ed oggi Iccrea è considerata dalle Bcc aderenti un riferimento stabile, capace di proiettarle con i suoi prodotti e servizi nell’arena globale conservando la dimensione e vocazione locale che da sempre le caratterizza.

Chiantibanca partecipa attivamente a questi processi e si conferma una delle realtà più dinamiche e meglio gestite del Gruppo Iccrea.

Al Consiglio di Amministrazione e al nuovo direttore un sentito ringraziamento e un augurio sincero di buon lavoro per l’immediato futuro.