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Dal territorio
16/12/2020
La terra del sapere

autore: Renzo Castelli

Giornalista e scrittore

PISA, UN TERRITORIO E LA SUA ECONOMIA, IL PRESENTE E IL PASSATO.

Se c’è ancora un rammarico forte nelle vecchie generazioni per attività perdute che furono di enorme importanza come la ceramica (Richard Ginori fino al 1955) e del tessile (Marzotto fino al 1975), il correre del tempo ha generato nuove attività produttive o ha reso forti antichi germogli. Questa economia genera un export che nel 2019 ha registrato un picco di 3 miliardi, pari al record del 2007 prima della crisi economica.

Fra i tanti settori che avvolgono le attività più significative del territorio, vogliamo segnalare quelli che possono essere considerati i cavalli di battaglia.

Con i suoi 16 milioni di “Vespe” prodotte dal 1946 ai giorni nostri, lo stabilimento Piaggio di Pontedera rappresenta ancora la punta di diamante della meccanica sul territorio, anche considerando il suo vasto indotto. Una tradizione, quella della meccanica, che ha un glorioso passato nella vicenda della Fiat a Marina di Pisa, stabilimento da 4 mila operai la cui lunga agonia si è conclusa nel 2007 con l’abbattimento delle mura per fare posto al porto.

Un’attività operante a Pisa da 130 anni è quella della produzione del vetro rappresentata dalla Saint Gobain, marchio presente ormai in 26 Paesi del mondo in declinazioni aziendali diverse. Fu nel 1665 che Luigi XIV commissionò la realizzazione delle grandi “vitrage” della nuova reggia di Versailles. E quello fu l’inizio di tutto.

Se Piaggio e Saint Gobain rappresentano oggi due capisaldi nella tradizione industriale del territorio pisano, altre attività, spesso raccolte in autentici distretti, hanno una forte incidenza sulla sua economia. Quello delle concerie – circa 600 insediamenti di entità diversa – è presente in aree limitrofe (Castelfranco di Sotto, Montopoli Valdarno, Santa Croce sull'Arno, Santa Maria a Monte, San Miniato) e ha una rilevanza assoluta coprendo il 35 per cento della produzione nazionale che sale al 98 per cento per quella delle suola di cuoio.

Ha radici consolidate la presenza di aziende farmaceutiche di rilevanza nazionale, come storica è anche l’attività in un autentico “distretto del mobile” che ha il suo epicentro nell’area di Cascina-Ponsacco. Né va trascurata l’incidenza delle calzature e dell’abbigliamento. Decentrata verso il sud della provincia (Pomarance-Larderello) è invece la produzione legata alla geotermia, una delle prime fonti rinnovabili a essere valorizzate a scopi industriali ed energetici.

Realizzato dai Medici nel ‘500 per collegare Pisa al nascente porto di Livorno, il canale dei Navicelli ospita oggi una delle aree destinate alla cantieristica da diporto fra le più importanti d’Italia. Vi hanno sede marchi famosi nel mondo che producono quei super yacht che sono una delle caratteristiche della blue economy italiana. Attualmente sulle rive del canale dei Navicelli sono insediate 21 aziende. L’indotto è rappresentato da start up operative nell’ambito dell’elettronica e della robotica collegate all’università e al Cnr e altre del comprensorio del mobile specializzate in arredamenti di lusso.

Nell’area pisana non va infine dimenticato un vasto settore che, se non può essere considerato come produttivo in senso stretto, è certamente propedeutico ad ogni attività anche industriale. Ci riferiamo alla cultura, alla ricerca e alla scienza grazie alla presenza di tre università (Sapienza, Normale Superiore, Sant’Anna) e al Cnr (Centro Nazionale delle Ricerche) che vede presente nel capoluogo il più importante insediamento del nostro Paese. Non soltanto scienza ma anche arte e cultura, due parole che significano “industria del turismo”.

Pisa si pone storicamente come una delle città più visitate nel mondo: per la famosa torre pendente ma anche, ormai, per l’offerta rappresentata da ben undici musei attinenti materie diverse. Un panorama culturale nel quale ogni curiosità può essere soddisfatta. Purché la si abbia.

Giornalista e scrittore, Renzo Castelli ha scritto su numerose testate nazionali, tra cui La Nazione, La Stampa e Paese Sera. Ha pubblicato trenta libri di storia, narrativa, costume e sport.